giovedì 20 luglio 2017

AL RISTORANTE L’ANTICA LOCANDA DELL’ANGELO, DI LUCCA, LA BUONA CUCINA CON I SAPORI DEL CUORE.




Lucca è una splendida e storica Città della Toscana, la sua fondazione è vagamente attribuita a una popolazione Ligure, ma molto più probabilmente ha origini Etrusche
Ci sono dubbi anche sull'origine del suo nome. 

Le certezze, come al solito, arrivano con i Romani quando, nel 180 a.C., diventa una loro colonia. Nel 89 a.C. con la Lex Iulia MunicipalisLucca in Latino "Lucensis", fu elevata al rango di Municipium.

Proprio qui, nel 56 a.C.Gaio Giulio CesareMarco Licinio Crasso e Gneo Pompeo Magno, ebbero l'incontro per rinnovare l'accordo di governo, stipulato quattro anni prima, conosciuto dalla Storia come "Primo Triumvirato". 

Con la Caduta dell'Impero Romano, nel 476 d.C.Lucca passò sotto il dominio degli Ostrogoti, seguiti dai Bizantini e poi dai Longobardi
Quest'ultimi, concessero ai Lucchesi, una particolare condizione giuridica con una nuova organizzazione politica, nacque così il Ducato di Lucca, antesignano dell'attuale Toscana, che comprendeva, anche, l'allora piccola Cittadina di Firenze.

Nel 990 i Franchi, con il loro Sacro Romano Impero, mettendo fine al dominio Longobardo su Lucca, fecero nascere il Marchesato di Toscana e la Città ne faceva parte. 

Negli anni tra il 1050 e il 1330, Lucca, diventò un importante centro, non solo perché era attraversata dalla Via Francigena, che ne faceva una tappa fondamentale per i pellegrini del Nord Europa verso Roma, e viceversa, ma anche per il grande sviluppo commerciale che la animava. Abbondavano mercanti e banchieri, era sede anche di una Zecca, fiorivano le Corporazioni dei cambiavalute, dei fornai, dei medici, dei notai, degli speziali, dei setaioli e moltissime altre.

Successivamente Lucca sarà sotto Uguccione della Faggiola, a seguire sotto Castruccio Castracani, che sconfiggerà i Fiorentini nella battaglia di Altopascio (1325). 

Il 6 Aprile del 1369 l'Imperatore Carlo IV concesse ai Lucchesi l'atto per ricostituire la Repubblica.

Lotte interne ed esterne si susseguirono nei Secoli successivi, i Guinigi, i FiorentiniFrancesco Sforza, poi un lungo periodo di decadenza. 

Il 23 Giugno del 1805 venne costituito il Principato di Lucca e Piombino, assegnato alla sorella di Napoleone BonaparteElisa Bonaparte.  
Dopo il Congresso di Vienna, il Ducato di Lucca, andò a Maria Luisa di Borbone/Spagna e ai suoi eredi fino alla cessione al Granducato di Toscana
Seguì nel 1860 l'adesione al Regno d'Italia.

Lucca è una bellissima Città, la sua lunga Storia si può leggere in ogni pietra, vicolo, monumento, dalle Chiese ai Palazzi Medioevali, dalle piazze alle alte e spesse Mura che la circondano completamente, per quattro chilometri e duecento metri, (dodici cortine a terrapieno congiungono tra loro undici baluardi), visitarla è d’obbligo.

Venendo da Piazza Napoleone e percorrendo Via Beccheria, prima di arrivare in Piazza San Michele, sulla destra, c’è Via Pescheria, al numero civico 21 si trova un Ristorante a cui sono particolarmente affezionato da moltissimi anni, l’Antica Locanda dell’Angelo della Famiglia Cipolla.

Questo splendido Locale ha una tradizione secolare alle sue spalle, qui una volta, nel lontano 1414, operava l’Hostaria dell’Angelo, poi Locanda dell’Angelo
Aveva preso il nome dal Convento dedicato a San Michele Arcangelo
Rifugio sicuro per i viaggiatori del tempo, la Locanda aveva le camere al primo piano, il Ristorante al piano terra e sotto le cantine ben fornite, piene di botti ricolme dei vini prodotti sulle colline vicino alla Città; nella corte interna lo stallaggio per i cavalli.

Attraverso i secoli i proprietari, ricche famiglie del luogo, come i Guinigi, hanno sempre garantito un servizio di altissimo riguardo per tutti i loro ospiti, fino a giungere, in tempi molto più vicini, alla gestione della Famiglia Cipolla.

Giuseppe Cipolla, Siciliano, nato a Roccamena in Provincia di Palermo, arrivò per primo a Lucca, e il suo grande impegno nel lavoro, effettuato nei Ristoranti della Città e di Viareggio (Lu), gli dette la possibilità di costruirsi una piccola casa a Tassignano (Lu).

Durante un breve viaggio al suo Paese, incontrò Antonina Foti, anche lei di Roccamena, si innamorarono, lei lo seguì a Lucca, e il 25 Novembre del 1961, si sposarono. 
Dalla loro unione nacquero due figli, Vito nel 1962Sabrina nel 1970.

I coniugi Cipolla accrebbero il loro bagaglio di esperienze lavorative nella ristorazione mettendosi in proprio nel Ristorante Vigna Ilaria di Sant’Alessio (Lu) e poi lavorando al Ristorante Albergo Universo in Piazza del Giglio a Lucca

Passione, abilità e perfetta conoscenza delle materie prime fecero diventare Antonina una Chef così importante e brava da essere chiamata anche all’estero a tenere corsi di aggiornamento.

Nel 1984 la Famiglia Cipolla diventa un tutt’uno con il Ristorante Antica Locanda dell’Angelo.
Fin dall’inizio un grande Ristorante dove si distinguono per la gentile accoglienza, la professionalità e una cucina di eccellenza.

Proprio in quel primo anno sono diventato loro cliente, iniziando subito ad apprezzare la loro cucina.

Oggi il Locale è sempre un grande Ristorante, anche grazie alla spinta della seconda generazione dei CipollaVito si è appassionato, tra l’altro, anche al vino, diplomandosi Sommelier A.I.S. nel 1991.

Già da fuori, nella cornice dell’antico palazzo, il Locale è molto fascinoso, si entra, da Via Pescheria, nell’accogliente ingresso/salotto, di fronte la porta che dà sulla corte esterna (fruibile nella bella stagione). 
In questo spazio “reception” c’è il bancone e la scala che scende nella bella sala sotto, 7/8 tavoli, ci sono, anche, alcuni reperti murari dell’Alto Medioevo.

Dall’ingresso, si passa a due accoglienti salette, la prima con 4 tavolini, la seconda con 5, su quest’ultima si affaccia la cucina e c’è un’altra scala che porta direttamente alla fornita cantina.

Gli ambienti sono particolarmente gradevoli, pavimento in cotto, archi, soffitti a travi e travicelli di legno, l’arredamento in stile ottocento Lucchese
Molto elegante l’apparecchiatura.

Il Menù è validamente assortito tra piatti di Mare e Terra, la tradizionale cucina Lucchese viene arricchita da influenze Siciliane e dalla creatività della grande Chef Antonina Foti Cipolla, che, dove è possibile, predilige fare in casa.

La Carta dei Vini è molto ricca ed è frutto di una scelta accurata, merito di Vito Cipolla.

Ma veniamo alla degustazione che è sta accompagnata da una magnifica bottiglia:

- “Champagne Gosset Grand Resérve Brut”, Assemblage, 45% Chardonnay, 45% Pinot Noire e 10% Pinot Meunier, prodotto da Gosset, la più antica “Maison de Vins de la Champagne” (1584).

In tavola il fragrante pane e grissini, ai vari sapori, della Casa.

Sono state servite le seguenti portate:

- Involtini di melanzane su crema di parmigiano;

- Filetto di maiale, pancetta e porcini in crosta, fagiolini;

- Sorbetto al limone.  

Tutto semplicemente buonissimo.

Molto brava, come sempre, la Chef Antonina Foti, che è supportata da un giovanissimo e valente Sous-chef Pratese, Daniele Casini.

L’Antica Locanda dell’Angelo, a Lucca, dal 1414 è stata sempre identificata come un prestigioso luogo di accoglienza, la Famiglia Cipolla, dal 1984, ha confermato sempre questa certezza, grazie alla grande ospitalità e alla buona cucina con i “sapori del cuore”.



Involtini di Melanzane

Filetto di Maiale

Sorbetto al Limone

Vito Cipolla con Giorgio Dracopulos

lunedì 17 luglio 2017

LA “CHINA DOTT. G. CLEMENTI”: UN ANTICO ELIXIR INVECCHIATO IN BOTTE DALLE SPECIALI VIRTU’.




La Cordigliere delle Ande (Cordillera de los Andes in Spagnolo) è un’imponente Catena Montuosa, la più lunga del Mondo (7200 Km., dall’Istmo di Panama fino a Capo Horn), ubicata nella parte più occidentale dell’America Meridionale.
Questi alti (una media di 4000 metri) Monti attraversano ben sette Stati: Argentina, Cile, Colombia, Ecuador, Venezuela, Bolivia e Perù.

La “Cinchona” è una pianta erbacea (piuttosto alta) sempreverde, originaria proprio delle Ande Boliviane e Peruviane.

Il nome “Cinchona” deriva da una Leggenda (dimostratasi non veritiera), risalente al XVII Secolo, che narra delle cure fatte, con rimedi tradizionali Indigeni, alla moglie del Vice Re del Perù, la Contessa Ana de Osorio Chinchón, colpita da febbri intermittenti. 

Carl Nilsson Linnaeus (17071778), medico, botanico e naturalista Svedese, considerato il padre della moderna classificazione degli organismi viventi, volle dare, in onore della “Contessa”, il suo nome al Genere a cui appartiene l’albero della China.    

Nel “Genere Cinchona” troviamo le seguenti Specie: “Cinchona Succirubra” e “Cinchona Pubescens” (China Rossa), “Cinchona Calisaya” e “Cinchona Ledgeriana” (China Gialla) le più pregiate, “Cinchona Officinalis” (China Grigia).

Dalla corteccia, delle varie tipologie, di “Cinchona” si estraggono dei principi attivi utili per vari impieghi: alcaloidi chininici, olio essenziale e resine
Dagli alcaloidi (sostanze organiche di origine vegetale che, anche se assunte in piccole dosi, hanno grandi effetti farmacologici) viene estratta la “chinina” e l’acido chininico.
Dalla “chinina”, con la sintesi chimica, si ottiene il “chinino”, un potente farmaco antipiretico, analgesico e antimalarico. 
La scoperta della sintesi risale al 1856, ma solo alcuni anni dopo nacque il farmaco.

Alla fine dell’Ottocento, a causa delle vaste zone pianeggianti e paludose sparse per tutta Italia, la malaria, diffusa dalle zanzare anofele, era una piaga per la popolazione. 
Per migliorare tale nefasta situazione, nel 1895, il Monopolio di Stato Italiano iniziò a distribuire,  in modo capillare il “Chinino”, tale provvedimento dimezzò la mortalità della malaria.

Ma già prima di tale eventi, in una Farmacia Italiana, nasceva, sfruttando, tra le tante, le doti toniche e digestive della China, un particolare elisir.

Nel 1884, da un’idea del Dott. Giuseppe Clementi, originario della Provincia di Vicenza, esperto botanico, titolare, dal 1882, di una Farmacia ubicata a Fivizzano in Lunigiana, oggi Provincia di Massa Carrara, nacque la “Ricetta per la China Clementi”. 

La Lunigiana è un Territorio che, a grandi linee, corrisponde al bacino idrografico del Fiume Magra, nel nord della Toscana, ed è racchiusa tra l’Appennino, le Alpi Apuane e il Mar Ligure .

Il Magra nasce in Toscana, tra il Monte Borgognone e il Monte Tavola, a 1200 metri s.l.m., scorre tra le valli fino al lembo di pianura compreso tra le Provincie di La Spezia e Massa Carrara, confluisce con il fiume più lungo della Liguria, il Vara, e poi si getta nel Mar Ligure

La Lunigiana si interseca tra valli e monti in tre bellissime Regioni Italiane: Toscana, Liguria ed Emilia Romagna
Oltre a ciò la Lunigiana geografica è, in parte, coesa con un’altra delle zone più belle di questo territorio, la Garfagnana.

Il termine Lunigiana, deriva dal Latino  “Lunensis Ager” (terra di Luna), e prende il nome dalla antichissima città Romana di “Luna” (oggi Luni), fondata, come avamposto militare dai legionari, nel 177 a.C., durante la vittoriosa campagna contro il popolo dei Liguri.

Non solo alte montagne, profonde e affascinanti valli, verdissime foreste, fiumi e fiumiciattoli, angoli di natura incontaminata, ma anche una lunga storia che in Lunigiana, attraverso i secoli, ha lasciato le strutture di 100 Castelli, Chiese, Borghi, Palazzi barocchi e le misteriose Statue Stele erette dall’antica popolazione locale dei Liguri-Apuani a partire da 3000 anni prima di Cristo.

Oggi Fivizzano è un Comune (con una lunga Storia), di circa 8000 abitanti, con 94 Frazioni sparse in un vasto Territorio comprendente anche due importanti Parchi, il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane.

Il Dott. Giuseppe Clementi, nella sua Ricetta (ancora oggi segreta), mise insieme il “decotto di corteccia” di due pregiate varietà di China (Cinchona Calisaya e Cinchona Succirubra) con diverse e selezionate erbe aromatiche e officinali
A tutto ciò fu aggiunto, con un sapiente dosaggio, scorze di Arancia Amara, Zucchero e Alcool (33% Vol.). 
Il preparato, lasciato invecchiare per due anni, è un liquore unico: un digestivo, un tonico aromatico, dal caratteristico colore aranciato, talmente gradevole e persistente che regala intensi momenti degustativi.

Già pochi anni dopo la sua nascita, la “China dott. G. Clementi”, nel 1911, all’Esposizione Internazionale di Roma per le Arti e la Cultura, vinse, grazie alle sue virtù, la Medaglia d’Oro

L’Antica Farmacia del dott. Clementi, oggi ricostruita fedelmente com’era, (l’originale era stata distrutta due volte, nel terremoto del 1920 e da un bombardamento del 1944) non è più la Sede dove si produce il liquore. 
La “China dott. G. Clementi” viene realizzata in un Liquorificio poco distante, ma il metodo di produzione e gli ingredienti sono rimasti uguali a quelli del 1884.   

Anche nel XXI Secolo la “China dott. G. Clementi” ha un grande successo, grazie anche ai moltissimi e famosi Bar-Tender del Mondo che la usano nei loro Cocktails.

La “China dott. G. Clementi”, una vera eccellenza Italiana, è un antico Elixir (con più di 130 anni di vita), prodotto nell’Antica Officina Farmaceutica Dott. Clementi di Fivizzano
Una China, invecchiata in botte per due anni, con una straordinaria ricchezza di sapori e anche molte altre virtù.



Logo Farmacia

La Scatola

La Bottiglia

Logo Antica Officina Farmaceutica

Bottiglia e Scatola da 70 cl.

martedì 11 luglio 2017

“EXTRA LUCCA - SUMMER EDITION 2017” CON IL “MAESTROD’OLIO” FAUSTO BORELLA: IMPERDIBILE.




Conoscere bene l’Olio Extra Vergine di Oliva è fondamentale per la nostra alimentazione.

Le piante di olivo selvatico (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.
Questa conoscenza venne approfondita, a partire dagli Armeni e successivamente anche dagli Egiziani, e queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, da cui, grazie alla spremitura delle olive, si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero essenziali per la vita dell’uomo.

Già 2000 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.
L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio e dell’alimentazione, ciò ne favorì la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

Siamo certi, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici, che l’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già avanti Cristo nei Secoli VIII e VII.

L’Italia geograficamente si prestava, e si presta, grazie al favorevole Clima Mediterraneo, allo sviluppo delle piante di olivo, in particolare l’Olea Europaea Sativa, la varietà da olio e da mensa.

Lucio Giunio Moderato Columella (4 - 70 d.C.), coltivatore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro, in dodici volumi “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’ultimo olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di qualità come, a esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente vocata nell’attuale Provincia di Isernia, e di conseguenza, visto che l’avidità umana è connaturata, arrivarono anche le contraffazioni. 
Infatti  c’era in circolazione molto olio scadente, come quello proveniente dall’Africa, che in realtà doveva essere usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche. 
Molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. 
Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alle problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del Mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli con una storia più recente come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica

L’Italia è il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extra Vergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli. 

Lucca è una meravigliosa Città d’arte della Toscana nord-occidentale, famosa, nel Mondo, anche per la bellissima e intatta Cinta Muraria cinquecentesca che la racchiude.

Il Centro di Lucca è pedonale, residenti e turisti  hanno come principale punto di transito e d’incontro Piazza San Michele
Sulla Piazza, denominata anche Piazza delle Catene, per la tipica delimitazione fatta con colonnine di marmo e pesanti catene, si affacciano, intorno alla splendida Chiesa di San Michele, anche Palazzi edificati in Epoca Medioevale.

In angolo con Via Vittorio Veneto si erge maestoso il Palazzo Pretorio (detto anche del Podestà), risalente al 1492, che ha delle bellissime Logge con al centro una statua bronzea, opera dello Scultore Matteo Civitati (1436 - 1502).

Proprio sotto queste storiche Logge, si svolge, dal 1 al 31 Luglio 2017 (siete sempre in tempo), “Extra Lucca - Summer Edition”: Manifestazione ideata, organizzata e condotta dal “Maestrod’olioFausto Borella.

Fausto è un grande esperto: Critico Enogastronomico, Sommelier Professionista e Fondatore dell’Accademia Maestrod’olio.

Borella da anni è impegnato nella divulgazione e nella promozione dell’Olio Extra Vergine di Oliva Italiano
Il principale Evento, da lui creato a tale scopo, è “Extra Lucca”, giunto quest’anno alla sua Quinta Edizione
Extra Lucca” non è altro che il “salotto buono” dell’Olio Extra Vergine Artigianale di qualità.

Per una maggiore diffusione, visto il grande afflusso Turistico del periodo, in questa Estate 2017, si è aggiunto l’EventoExtra Lucca - Summer Edition” che durerà, con ingresso gratuito, per tutto il Mese di Luglio, dalle ore 11:00 alle 20:00.

A “Extra Lucca - Summer Edition” si possono fare degustazioni guidate di Olio Extra Vergine super selezionato proveniente dalle principali Regioni produttrici Italiane (Abruzzo, Puglia, Lazio, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Toscana e Veneto). 
Si possono assaggiare anche fantastici Prodotti Gastronomici Artigianali del Territorio accompagnandoli con una speciale selezione di “Bollicine Rosé Toscane”. 
Non manca neanche, vista la Stagione, un eccezionale “Gelato all’Olio Extravergine”.

Extra Lucca - Summer Edition 2017”, di Fausto Borella, è tutto questo e molto altro, siete ancora in tempo per fare una visita a questo Evento utile e imperdibile.






Lucca - Piazza San Michele

L'Olio Extra Vergine

Consigli

Una Vista

Prodotti del Territorio

Il Gelato

Fausto Borella

venerdì 7 luglio 2017

ALLO CHEF COSIMO ARTIZZU, DEL RISTORANTE “PINO” DI VIAREGGIO (LU), IL MERITATISSIMO PREMIO ALLA CARRIERA DELLA GUIDA “VERSILIA GOURMET 2017”.




La Toscana è quella magnifica Regione Italiana che tutto il Mondo ci invidia. 
Tra le infinite peculiari meraviglie di questo Territorio ci sono anche 633 Km. di bellissime Coste tra Continentali (397) e Insulari (230).

Proprio nel tratto costiero rientrante nella Provincia di Lucca, c’è un’accogliente e storica Località turistico/balneare: Viareggio.

Le sue lunghe e sabbiose spiagge sono bagnate, per la gioia dei vacanzieri, dalle acque del Mar Ligure
Viareggio, oltre alle innumerevoli attrattive estive, ha un’intensa vita mondana tutto l’anno, per esempio, dal lontano 1873, qui, si svolge anche uno dei Carnevali più belli, coreografici, ricchi, divertenti e famosi del Mondo.

Viareggio davanti ha il mare, alle spalle è incorniciata dal suggestivo panorama delle Alpi Apuane, ai lati è racchiusa dalle grandi, verdeggianti e rilassanti pinete.

Un’altra delle sue eccezionali peculiarità è “La Passeggiata di Viareggio”. 
Questo lunghissimo tratto pedonale e non, costeggia, in direzione sud verso nord, “Viale Daniele Manin” (tra l’inizio e Piazza Giuseppe Mazzini), “Viale Giosuè Carducci” (da Piazza Giuseppe Mazzini fino all’altezza di Piazza Giacomo Puccini), per poi proseguire fino al canale, che divide Viareggio da Lido di Camaiore,  parallelamente con  “Viale Alfredo Belluomini”.
Questa è la zona più affascinante, panoramica, verde, monumentale e artistica della Città, con  moltissimi edifici di pregio e di rilevante interesse architettonico.

A due passi dalla Passeggiata a Mare, inizia, dal centro di “Piazza Massimo d’Azelio”, la prima grande Piazza di “Viale Daniele Manin”, una strada denominata “Via Giacomo Matteotti”.
Proprio in cima a Via G. Matteotti, al Numero Civico 18, c’è un Locale che è una delle “colonne portanti” della Ristorazione di qualità Viareggina e non solo: il Ristorante da “Pino”.

Il Ristorante da “Pino” è di Cosimo Artizzu e della sua Famiglia.

Cosimo nasce, il 27 Settembre 1944 nella “Trexenta” (Sub-Regione Storica della Sardegna), nel piccolo Comune di Siurgus Donigala (oggi poco più di 2000 abitanti) rientrato, dal 2016, nella più giovane delle Province ItalianeSud Sardegna”.

Dopo le scuole dell’obbligo, Cosimo, ha effettuato, nel 1961, le visite mediche, a Taranto, per partire di leva in Marina
Nel frattempo, nell’attesa d’imbarcarsi, venne chiamato da un suo Cugino a Torino a lavorare, come lavapiatti/aiuto, nella Cucina di un Ristorante la cui proprietaria era Viareggina.

Una sera venne a cena, nel Ristorante dove lavorava Cosimo, lo Chef di un famoso Locale di allora l’Hotel Ristorante Baghino di Viareggio, e manifestò la necessità di personale estivo invitando il giovane Artizzu a fare la stagione da loro. 

Cosimo non conosceva assolutamente Viareggio e lì per lì credette addirittura che “Via Reggio” fosse una strada di Torino
Chiarita la “questioneCosimo arrivò a Viareggio per la sua prima volta e fu un amore a prima vista.
Per diverse estati Cosimo venne sempre a Viareggio, mentre in inverno lavorava in importanti Ristoranti di Torino e di  Milano.

Dopo le stagioni passate da “Baghino” ci furono anche altre straordinarie esperienze da mitici Ristoratori Viareggini, amici oggi purtroppo scomparsi: al RistoranteBombetta” del grande Fabio Canova (detto Bombetta) e dal 1969 al RistoranteBonelli” del grande Gusmano del Carlo.

Durante i suoi soggiorni a Viareggio, Cosimo, ha conosciuto e si è fidanzato con una bella ragazza di Camaiore (LU), Patrizia Nieri, successivamente, nel 1974, sono convolati a nozze.
Dal loro matrimonio sono nati due Figli: Marco e Riccardo.

Fin dai primi anni che Cosimo Artizzu iniziò a venire a Viareggio, per quegli strani casi della vita, senza un vero e proprio motivo, fu ribattezzato “Pino”. 
Da allora, per tutti, è diventato “Pino Artizzu”.

Dopo il matrimonio i giovani sposi Artizzu hanno un sogno comune, fin da subito “cullato e coltivato”, quello di aprire un Locale tutto loro.
L’occasione si presenta pochi anni dopo.

Giorgio Lombardi, altro famoso e storico Ristoratore Viareggino, decide di spostare, la sua attività, la “Trattoria da Guido”, fondata, nel 1949, da suo padre Guido, poco lontano, da Via G. Matteotti 18 a Via Zanardelli 71, con la nuova dizione “Ristorante da Giorgio”.
Pino e Patrizia rilevarono il fondo, lasciato da Giorgio, e, il 30 Novembre 1979, aprirono il loro “Ristorante da Pino”.

Pino in Cucina e Patrizia in Sala, insieme a uno straordinario modo di preparare solo piatti di qualità, decretarono subito il grande successo del loro nuovo Locale.

Un bravissimo e appassionato Chef Pino Artizzu.
Come non ricordarsi, tra tante meravigliose preparazioni di Mare (ma anche di Terra), la sua fantastica “Aragosta alla Catalana”, cucinata (usando solo quelle di piccole dimensioni, le più tenere) secondo l’antica ricetta di Alghero, con quella super speciale vinaigrette preparata anche con il fegato dell’Aragosta stessa. 
Un vero tripudio di colori, profumi e sapori, una preparazione da “10 e Lode”. 

Non da meno Patrizia, regina della Sala, famosa anche per la bontà delle sue crostate e la golosità dei suoi biscotti.

Attraverso gli anni il Ristorante daPino” è rimasto sempre a grandissimi livelli di qualità e accoglienza.

Con il crescere anche i figli sono entrati nell’attività di Famiglia.

Marco Artizzu, il più grande, dopo alcune importanti esperienze in altri Locali, per molti anni si è dedicato alla Sala del suo Ristorante. 
Appassionatosi al Vino, dopo essere diventato Sommelier A.I.S. professionista, si è dedicato a sviluppare la preziosa “Carta dei Vini” e le due Cantinette Climatizzate (una per i bianchi e le bollicine e una per i rossi) adiacenti al Ristorante. 
In questi ultimi anni Marco è entrato in Cucina per portare avanti la tradizione di Famiglia.

Anche Riccardo ha lavorato per una decina di anni in Cucina con il suo Babbo, poi ultimamente è andato a fare esperienze in famosi Ristoranti della Costa degli Etruschi.

Sono andato al Ristorante daPino” a trovare i miei carissimi amici.

Il Locale si presenta sempre raccolto e accogliente, l’ingresso con il piccolo bancone Bar, a sinistra la Sala rettangolare più grande (su cui si affaccia anche la Cucina), a destra la Saletta squadrata più riservata.
Una dozzina di tavoli ben disposti e ben apparecchiati per una quarantina di ospiti. 
Nel periodo estivo si aggiungono altri sei/sette tavoli nel dehors davanti al Locale.

Ma veniamo alla degustazione fatta che è stata accompagnata da una buona “bollicinaItaliana:

- “Contratto Millesimato Extra Brut 2011”, Vino Spumante di Qualità Metodo Classico, 80% Pinot Nero e 20% Chardonnay, 12,5% Vol., prodotto dalla storica (proprio nel 2017 festeggia i 150 anni di attività) Azienda “Contratto”, dell’amico Giorgio Rivetti, la prima ha produrre, nel 1919, uno Spumante Italiano Millesimato seguendo il metodo della fermentazione in bottiglia.

Con in Tavola il buon Pane e la Schiacciata calda, sono state servite le seguenti portate:

- “Entrée” - Fritto di gamberetti, moscardini e acciuga ripiena;

- Zuppetta di frutti di mare con pomodorini, basilico e pane carasau;

- Mazzancolle, scampi e moscardini con vino e limone;

- Fragoline di bosco (di Capezzano Piànore) con gelato alla crema.

Tutto ottimo; dire che si sentiva il mare nel piatto forse non basta. 
Aromi e sapori straordinari: una vera festa per il palato.

Nella Cucina di Pino Artizzu oggi troviamo il bravo Figlio Marco aiutato dallo Chef Alfredo Berti, anche Alfredo è con loro da moltissimi anni.

In Sala, oltre alla moglie Patrizia, c’è anche la gentile e premurosa Nipote Federica Artizzu, e i professionisti Francesco Gemignani e Luigi Menichini

Una Vita dedicata tutta alla “Buona Cucina” quella di CosimoPinoArtizzu, che nella sua lunga carriera ha avuto molti meritatissimi riconoscimenti.
Ultimo, solo in senso temporale, ilPremio Versilia Gourmet - Champagne Bergère 2017 alla Carriera” consegnatogli, recentissimamente, durante una splendida Serata di Gala.

Prima di lasciare il Ristorante daPino”, di Viareggio (LU), ho abbracciato con molto affetto il mio amico Cosimo Artizzu ricordando, con lui e Patrizia, alcuni piacevoli episodi degli anni trascorsi.



La Cantina dei Vini Bianchi e delle Bollicine

La Cantina dei Vini Rossi

Entrée

Zuppetta di Frutti di Mare

Mazzancolle, Scampi e Moscardini

Fragoline di Bosco con Gelato

Cosimo "Pino" Artizzu e Giorgio Dracopulos