giovedì 25 agosto 2016

RISTORANTE “BRACALI”, DUE STELLE MICHELIN, A MASSA MARITTIMA (GR): UNO DEI MIGLIORI DEL MONDO.




La Maremma è una vasta e meravigliosa “Regione Geografica” che si distende tra le Regioni della Toscana e del Lazio.

La Maremma Grossetana (quella di Grosseto e Provincia), ne è la parte centrale e si estende dalla Costa, lambita dal Mar Tirreno, fino alle pendici del Monte Amiata, comprendendo le Colline Metallifere e la media Valle del Fiume Ombrone.

Una delle più antiche Comunità, che si adagia proprio sulle propaggini meridionali della Colline Metallifere, è la bella Città di Massa Marittima.

Massa Marittima, in Provincia di Grosseto, è legata da secoli all’economia derivante dallo sfruttamento delle miniere d’argento, rame e pirite, che da sempre sono la ricchezza delle Colline Metallifere Maremmane
Lo sfruttamento di tali giacimenti parte già dal III millennio a.C., con grande impegno, soprattutto degli Etruschi, fino ad arrivare al Medioevo, dove, questa attività, ha raggiunto il suo periodo più intenso.

Di conseguenza la Cittadina di Massa Marittima, si è sviluppata attraverso i secoli, raggiungendo il suo massimo splendore tra il XIII e XIV Secolo, quando, grazie ai proventi delle estrazioni e alle ricchezze accumulate, divenne, nel 1225, “Libero Comune”, con circa 10.000 abitanti. 
Un Paese così ricco da potersi permettere di battere una propria moneta: il “Grosso Massetano”.

Proprio a questo fortunato periodo risalgono le strutture architettoniche più belle che ancora oggi fanno bella mostra di sé per la gioia di tutti noi e dei turisti.
In Piazza Garibaldi, una volta Piazza Maggiore, si trovano il Duomo, il Palazzo del Comune, la Loggia del Mercato, la Fonte Pubblica, la Zecca e il Palazzo del Podestà, oggi sede dell’interessante Museo Archeologico.

Inoltre vi possiamo trovare oltre alle Mura Massetane e Senesi, anche la Torre del Candeliere, il Cassero Senese, il Convento delle Clarisse, la Chiesa di S. Agostino e il Convento di San Pietro all’Orto, attualmente trasformato in Museo di Arte Sacra.

Massa Marittima, oltre a essere una nota e importante meta turistica, ha, per tutti gli appassionati di Enogastronomia, un motivo straordinario di richiamo: il Ristorante Bracali.

Parte da lontano la storia di questo eccezionale Locale, un Ristorante da anni premiato con le prestigiosissime “Due Stelle Michelin” (nel 2009 la Prima e nel 2011 la Seconda), ubicato alle pendici della collina di Massa Marittima in Località Ghirlanda.

Bracali” nasce, nel  1983, con la gestione di due veri e propri grandi appassionati, mamma Manuela e babbo Luciano Bracali, come punto di ristoro e posto telefonico pubblico, meta di viandanti e camionisti che tra bicchieri di vino e un fiorire di affettati e tradizionali piatti tipici, lo affollavano quotidianamente. 

Francesco e Luca Bracali, i loro figli, crescono in questo ambiente, immersi nella tradizione e nella straordinaria, sana e sincera cultura del Territorio della magnifica Campagna Toscana.

Con il passare degli anni, Francesco s'innamora della Cucina e Luca si appassiona al mondo del Vino; appena possono trasformano l'antica “Osteria di Famiglia” nel “Ristorante Gourmet Bracali”.

Dopo anni di duro lavoro e appassionato impegno, gli ospiti, oggi, vengono accolti nelle lussuose ed eleganti tre Salette, arredate in stile neoclassico con specchi, candelabri, colonne in stile romano fregiate in oro ed eleganti lampade di Swarovski.

Una grande vetrata permette di vedere tutta la Cucina dalla Saletta Centrale.

Una Cucina completamente in acciaio, estremamente moderna e tecnica (della prestigiosa Azienda De Manincor), dove anche durante il servizio, Francesco e la sua giovane Brigata, si muovono in maniera elegante e ordinata. 
Qui tutto è perfetto, di una bellezza pulita e splendente, qui ogni cosa è nel più assoluto ordine.

Francesco Bracali è un eccezionale e intelligente Chef autodidatta, con una forte innata volontà abbinata a una fantasia culinaria davvero unica.

Niente identifica meglio il suo modo di cucinare delle sue stesse parole: "La cucina come intendo io è un'arte a tutti gli effetti, poiché non si limita all'esecuzione corretta di una ricetta ma alla sua creazione, struttura e presentazione
I miei piatti parlano di me, mandano messaggi precisi in un linguaggio sempre uguale e sempre diverso e in continua evoluzione".

In Sala Luca Bracali, Sommelier eccelso, coadiuvato dalla Brigata di Sala, accoglie gli ospiti (al massimo una trentina) avvolgendoli di premurose attenzioni, servendoli con la massima cura ed estrema attenzione in ogni particolare.

Il Menu offre piatti sia di Terra che di Mare con scelta alla Carta.

La Carte dei Vini (sono due, una per l’Italia e una per l’Estero) sono maestose, nel vero senso della parola, "grandi e voluminose": due preziosi Tomi con più di cento pagine ricche di Bollicine, Vini Bianchi, Vini Rossi e da Meditazione, dall'Italia e da tutto il Mondo
Un vero e proprio "paradiso terrestre" per gli appassionati. 

Sono andato a trovare a pranzo, con il cure pieno di gioia,  i carissimi amici Francesco e Luca Bracali.

Ho trovato tutto perfetto, il Locale, recentemente, è stato totalmente rinfrescato, i tavoli apparecchiati elegantemente, come sempre,  e, anche la più piccola finitura, sta a dimostrare, che in ogni momento, Francesco Bracali, oltre alle “mani d’oro”, ha anche una straordinaria sensibilità e un gusto estremamente raffinato.

Ma veniamo alla degustazione fatta che, su suggerimento di quello straordinario esperto di Vini che è Luca Bracali, è stata accompagnata da due Vini magnifici:

- “Monte Rossa Cabochon Brut 2011”, Franciacorta D.O.C.G., 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero, 12,5% Vol., il Franciacorta più prestigioso dell’Azienda Agricola Monte Rossa;

- “Pascal Lachaux Mazis-Chambertin 2006”, Appellation Mazis-Chambertin Contrôlée, Grand Cru, 100% Pinot Noir, 13,5% Vol., prodotto dalla Domaine Arnoux- Lachaux.

In tavola il buonissimo “Pane della Casa” ai vari sapori (alla polvere di curry, alla polvere di rapa rossa, alla crusca e la schiaccia al rosmarino) insieme al fantastico “burro salato alle erbe”.

E’ stato servito:

- Su un bellissimo tagliere personalizzato l’Appetizer - Pizzette, Sfogliatine alla rapa rossa, Biscottini integrali con finta oliva, “Nei porta uovo” - Gambero crudo e Gamberetti con centrifuga di finocchio, “Sullo stecchino” - Mini polpettine di Chianina della Macelleria Fracassi Simone;

- “Benvenuto” - Cappuccino di delicatissima schiuma di cipolla e aceto balsamico, sopra granelli di guanciale croccante, in accompagnamento una fetta croccante di pan brioche;

- Pralina di crudo di ricciola e mandorle tostate su salsa al nero di seppia, mousse di pomodorini e mandorle, uova di salmone e grandi chips di melanzane;

- “Nuova versione dell’anguilla in saor" (particolare marinatura a base di cipolle in agrodolce di origine Veneziana) - Anguilla fritta su crema di lardo affumicato, pellicola di aceto, gelato di cipolla, zucchine saltate con uvetta passa, guanciale croccante e germogli;

- Tortelli di piccione con salsa di fegatini di piccione, sopra petto di piccione leggermente scottato,   spugne di brodo di piccione e nocciole, gelatine di porto;

- Mini impepata di cozze farcite con gelatina al limone, maionese di pepe, aria con acqua di cozze, alghe al prezzemolo;

- Gamberoni rossi in “tempura” su fondente di cipolla, salsa al basilico, risoluzione di arancia e pomodorini marinati;

- Agnello con salsa all’anice stellato, mousse di caprino, cavolo verza saltato con aceto balsamico e cioccolato, composta di albicocche e pepe rosa, polenta fritta con semi papavero;

- Dal bellissimo “Carrello dei Formaggi” (costruito appositamente per “Bracali” dall’Azienda Spremuta di Legno di Pistoia, come la morsa per il prosciutto, i taglieri e altri particolarissimi oggetti) Luca Bracali mi ha consigliato un assaggio di un magnifico pecorino di pecora, 5 mesi di stagionatura, un formaggio selezionato da Franco Parola, accompagnato da fichi freschi dell’orto di Famiglia e composta di pesche;

- “Lo yogurt incontra il mare” - Gelato di yogurt e rosmarino, spugne di yogurt, biscotti di carbone vegetale, alghe caramellate, ananas;

- Sfera di cioccolato con foglie d’oro, ripiena di semifreddo affumicato, su zuppetta di rabarbaro  e finocchietto;

- Macarons con cioccolato e mandorle;

- L’eccezionale “Alzatina di Bracali” con la Piccola Pasticceria della Casa.

Tutto intensamente “emozionante”.

Che dire, la Cucina di Francesco Bracali è veramente superiore: tradizione e innovazione s’incontrano in maniera intelligente, i suoi accostamenti, sempre delicati e mai troppo invasivi,  sono perfetti, le presentazioni bellissime.

Recentemente l’offerta di “Bracali” si è ampliata con la possibilità di pernotto, a circa un chilometro dal Locale, nella splendida atmosfera dell’Antico Palazzo Pannocchieschi (risale alla metà del XIII Secolo), nelle tre camere del Ristorante, magnificamente ristrutturate, in architettura eco-sostenibile, dove la mattina viene servita un’indimenticabile colazione preparata da Francesco Bracali.    

Grazie a Francesco e Luca Bracali (insieme a tutti i loro collaboratori), alla bellezza del Locale, all’eleganza della “Mise en place”, al Servizio attento e inappuntabile, all'eccellenza delle materie prime e della Cucina, alla ricchezza della Cantina, il RistoranteBracali” di Massa Marittima, oltre a risplendere di “Due” super luminose “Stelle Michelin” e un’infinità di riconoscimenti, è uno dei migliori Ristoranti del Mondo.





Luca Bracali e Giorgio Dracopulos

La Prima Saletta

Una Vista della Saletta Centrale.

La Cucina a Vista

La Terza Saletta

Appetizer......

Cappuccino......

Pralina di Crudo di Ricciola......

"Nuova Versione dell'Anguilla in Saor"......

Tortelli di Piccione......

Mini Impepata di Cozze Farcite......

Gamberoni Rossi in Tempura......

Agnello con Salsa all'Anice Stellato......

Luca Bracali al Carrello dei Formaggi

"Lo Yogurt Incontra il Mare"

Sfera di Cioccolato......

Macarons

l'Alzatina con la Piccola Pasticceria

Lo Chef Francesco Bracali e Giorgio Dracopulos

sabato 20 agosto 2016

“DIARIO DI BORGO” L’ULTIMO INTERESSANTISSIMO LIBRO DI PAOLO CIOLLI IL CANTORE DELLA LIVORNESITA’ GASTRONOMICA E NON SOLO.




Livorno oggi è bella Città Portuale, adagiata sulla suggestiva Costa Toscana e bagnata dal Mar Ligure.
Livorno è la terza Città, nella Regione Toscana, per numero di abitanti, circa 160.000.

Livorno ha alle spalle una lunga e ricca storia che inizia con i primi insediamenti umani (confermati da ritrovamenti archeologici) addirittura nella Preistoria.
Convenzionalmente quel periodo che precede l’invenzione della scrittura (avvenuta in oriente tra 3500 e 3200 anni a.C.) si definisce “Preistoria”.

Altri ritrovamenti successivi ci indicano che qui vissero anche Etruschi e Romani.
Già nel I Secolo a.C. Marco Tullio Cicerone (106 a.C. - 43 a.C.), filosofo, scrittore, politico, avvocato e pregevole oratore Romano, in una lettera indirizzata a suo fratello, Quinto Tullio Cicerone (102 a.C. - 43 a.C.), citava l’antica “Pisis” (Pisa) e una località vicina definita “Labrone”. 
Tutt’oggi “labronico” è sinonimo di “livornese”.

Il primo dato certo di un toponimo “Livorna” risale però al 1017 e si riferisce ad un piccolo nucleo abitativo a pochi chilometri a sud della Foce del Fiume Arno.

Grazie all’interramento del vicino Porto Pisano, tra il XIII e XIV Secolo, Livorno, con il suo Porto, si sviluppò rapidamente dotandosi di robuste fortificazioni ed edificando il maestoso “Fanale dei Pisani” (o Fanale Maggiore, uno dei fari più antichi d’Italia, ricostruito fedelmente dopo i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale).

Grazie alle “Leggi Livornine”, emanate, tra il 1591 e il 1593, dal Granduca di Toscana Ferdinando I  de’ Medici, particolarmente “larghe di manica”, e l’istituzione del “Porto Franco” (che diventò uno dei più trafficati scali del Bacino del Mediterraneo), la Città prese a  crescere sotto tutti gli aspetti, anche sotto il profilo gastronomico.

Nel 1815 la Città di Livorno contava più di 50.000 abitanti.

Nel 1860, si tenne il Plebiscito che sancì l’unione del Granducato di Toscana al Regno di Sardegna; a Livorno su 23.900 votanti solo 215 si espressero contro tale atto.

Dal 1861 Livorno e i suoi 91.000 abitanti, causa la fine dei vantaggiosi e facilitati commerci, fatti durante gli anni del Granducato, precipitò in disastroso stato sociale.

I primi cenni di ripresa cittadina, che si vedranno maggiormente a partire ai primi del 900, si ebbero nel 1866 quando fu dato, in concessione trentennale, il Cantiere Navale di San Rocco, all’Ingegnere e Imprenditore palermitano Luigi Orlando (1814 - 1896).

Altro evento fondamentale per Livorno fu l’inaugurazione, il 6 Novembre 1881, dell’Accademia Navale che venne inizialmente ubicata, sul lungomare, dove sorgeva il Lazzaretto di San Jacopo.

Tra le due guerre mondiali Livorno ebbe un periodo di notevole sviluppo economico/architettonico, con una parziale trasformazione della città (interrotta poi dalla Seconda Guerra Mondiale).
Tra le realizzazioni più importanti, tutt’oggi attive, citerei il grande e moderno Ospedale e il nuovo Stadio.

Durante la guerra, tra il 1940 e il 1944, Livorno ebbe ben 1000 allarmi aerei e decine di bombardamenti tra diurni e notturni, i più distruttivi furono quelli “a tappeto” effettuati dagli Americani e dagli Inglesi a partire dal 1943.

Non esiste un calcolo preciso del numero delle vittime tra i lavoratori delle industrie e i civili, ma è certo che furono parecchie migliaia. 
La città venne distrutta si dice per l’80%. 
Le poche industrie rimaste in piedi vennero fatte poi saltare dai Tedeschi in ritirata.

Oltre 30.000 Livornesi rimasero senza casa e molti di più anche senza lavoro.

Ma torniamo ad argomenti più gradevoli.

La Cucina Livornese, per essendo un intricato groviglio di ricette provenienti da tradizioni distanti tra di loro, sopraggiunte con il notevole afflusso di gruppi etnici perseguitati per motivi legali o religiosi, si è sviluppata con un suo specifico, vario e robusto carattere che si può ritrovare anche in una  ricetta, assolutamente e unicamente “Livornese” come il “Cacciucco”.

Uno dei cuochi/scrittori più appassionati e documentati sulla Cucina Livornese, e non solo, è Paolo Ciolli.

Paolo Ciolli, Livornesissimo, è nato al numero civico 161, “al primo piano”, di Borgo San Jacopo, una delle strade più tipiche della bella Città di mare Toscana, in una fredda giornata di Febbraio che portava la data del 14, nell’anno 1949.

E’ importante sottolineare “al primo piano”, perché sotto casa c’era la “Pasticceria Gnesi”,  aperta da un solo anno, il 29 Febbraio 1948, da Renzo Gnesi, e quegli straordinari aromi, che si propagavano nell’aria, sono subito penetrati, lasciando il segno, nel respiro dell’appena nato Paolo.

Fin da piccolo si è subito appassionato alla cucina seguendo le preparazioni della sua mamma Anna Maria, della nonna Giuseppina e della zia Amelia.  

A 20 anni, molto giovane, ha iniziato a insegnare educazione fisica alle superiori, l’ha fatto per 30 anni in varie scuole, per 12 anni ha insegnato anche alla super prestigiosa “Accademia Navale di Livorno”; è stato attore recitando in un film, “Habemus Papam” di Nanni Moretti, nei panni di un cardinale.

La passione per la Cucina è cresciuta col passare degli anni fino a portarlo a diventare un vero e proprio “Personal Chef” con la partecipazione anche a diversi concorsi gastronomici come il programma televisivo di Rai 1, “La Prova del Cuoco”, condotto da Antonella Clerici, dove ha vinto con i suoi “Tortelloni al tramonto con zabaione al parmigiano”.

Sempre grazie alla sua grande passione culinaria è diventato anche scrittore pubblicando, dal 2006, libri di successo come “Habemus Pappam” (parafrasando il titolo del film di Moretti), “Il Miracolo della Farina di Ceci - Storie, Luoghi, Personaggi”, “I Pesci della Terrazza”, “La Cicciaccia”, “La Pasticceria a Livorno”, “Il Cacciucco” (Libro uscito anche in una versione in lingua Inglese), “Teste e lische caro Napoleone…”, “Livorno la ghiotta - La città e le sue ricette”.

Paolo ha anche, dall’Ottobre 2010, il suo Blog Gastronomico Paolo Ciolli Chef”.

Paolo Ciolli ha condotto anche una simpatica e istruttiva serie di trasmissioni di Cucina su “Granducato TV” che si chiamava “Tutti Chef”.

Proprio da pochissime settimane è uscito il nuovo Libro di Paolo Ciolli: “Diario di Borgo”.  
Il libro si compone di 252 pagine, nel pratico formato cm 20,5 x 13,5, ed è edito da “Edizioni del Boccale” (emanazione della Libreria Gaia Scienza) di Livorno

La Copertina, in cartoncino con bandelle, è illustrata con “dei ragazzini stilizzati che giocano”, opera della brava Disegnatrice Margherita Tramutoli
Margherita, nata a Potenza, nel 1984, si è laureata in Relazioni Internazionale e in Fumetto e colorazione digitale a Napoli; da tempo vive e lavora a Livorno.

Il libroDiario di Borgo”, diviso in quindici Capitoli, è una bellissima e dettagliata descrizione della vita giornaliera  che si svolgeva, dagli anni cinquanta agli anni sessanta in una della vie più fascinose di Livorno: “Borgo San Jacopo”.

Un racconto appassionante, estremamente dettagliato, anche nei più piccoli e curiosi dettagli, un libro che non ha bisogno di foto, perché ti porta direttamente in “Borgo San Jacopo” facendo rivivere, al lettore, ogni sensazione in prima persona.

Uno “tsunami” di avvincenti descrizioni, dalle più sgradevoli (dovute alla difficile situazione economica di moltissime famiglie di allora nel primo dopoguerra) a quelle più piacevoli, il tutto frutto della vasta cultura, vissuta in prima persona, prima da cittadino, poi da storico/gastronomico Livornese, da Paolo Ciolli.   

In questo contesto s’inseriscono, con naturalezza, senza interrompere il racconto, anche alcune ricette di piatti della Tradizione, a partire dalle prime fatte praticamente di “nulla”, dato la mancanza di tutto. 
Ricette povere si, ma piene di dignità, come le persone che le preparavano.

Una lettura piacevole e divertente, da leggere e rileggere, che esprime con esatte e precise parole una “vita pulsante”, quotidiana, di una strada, di una comunità, praticamente di un mini quartiere.
Nomi e fatti si susseguono, anche troppo velocemente per il lettore che, affascinato, vorrebbe, approfondire, sapere ancora di più, non smettere di seguire alcuni personaggi, alcuni momenti e alcune vicende.

Che altro dire su questo bel libro intitolato “Diario di Borgo”, se non che è un nuovo successo di Paolo Ciolli, il cantore più sincero della tradizione storica e culinaria Livornese








Il Libro

Giorgio Dracopulos e Paolo Ciolli

martedì 16 agosto 2016

RISTORANTE “LA VECCHIA LOCANDA”, A SCARLINO (GR): LA CUCINA SINCERA E BELLA DELLO CHEF REMO MAESTRINI.




Su una verdeggiante collina, a 229 m. s.l.m., che si affaccia sulla parte Orientale del bellissimo e panoramico Golfo di Follonica (e non solo), sorge maestoso il centro abitato dell’Antico Borgo di Scarlino.

Scarlino, in Provincia di Grosseto, oggi è un piccolo Comune Toscano, con poco più di 3.500 abitanti, ma ha una storia molto antica di cui restano moltissime testimonianze e vestigia.

A partire da antichissime tracce, di primi insediamenti risalenti all’Età del Bronzo (dal 3500 a. C. al 1200 a. C.), e successive, Scarlino viene per la prima volta citata in un documento del 973 d. C., e,  successivamente, assume rilevanza strategico/politica come dominio dei Conti Aldobrandeschi (Famiglia nobile di origine Longobarda).  

Nel 1227 Pisa acquistò il nucleo centrale del Borgo, completandone la Cinta Muraria e modificando la struttura della Rocca
Il dominio Pisano durò fino al 1399, poi Scarlino passo sotto gli Appiani (una Casata di ricchi mercanti divenuti nobili, originaria della Val d’ Era) che fondarono il piccolo Stato indipendente di Piombino (1398 - 1594).

Nel 1815 Scarlino entrò a far parte del Granducato di Toscana (1569 - 1859) per poi attraverso storia più recente giungere fino ai nostri tempi.

Molte strutture storico/architettoniche testimoniano l’importanza avuta da Scarlino nell’Alto Medioevo: Chiese, Conventi, Oratori, Pievi, Monasteri, Ospedale, Palazzi, Monumenti, Rocca e  Cinta Muraria.

Arrivando a Scarlino, attraverso vari tornanti (che da giovane facevo in motocicletta) si giunge al parcheggio, lungo la strada, proprio sotto alla salita che porta all’antica Porta Muraria Pisana, del 1326, denominata “Porta a Mare”. 
Attraversata la Porta, percorse tre rampe e alcuni scalini, si giunge, in pieno Centro di Scarlino, nella piccola e affascinante Piazza Garibaldi (c’è anche la statua all’eroe nizzardo). 
In un angolo della Piazza, in un fascinoso palazzotto del 1200, al numero civico 7, c’è l’ingresso di un Ristorante molto particolare: “La Vecchia Locanda”.

Il RistoranteLa Vecchia Locanda” a Scarlino è il regno del “vulcanicoChef Remo Maestrini.

Remo è nato a Grosseto, il 24 Giugno del 1972, da una Famiglia di Scarlino.

Fin da giovanissimo, 10/12 anni, ha iniziato a manifestare molto interesse per la cucina. 
Lo affascinavano le preparazioni  casalinghe di nonna Giuseppina, moglie di suo nonno paterno Quintilio, di sua mamma Rosanna e del suo babbo Elio che, per essendo ferroviere, aveva anche lui la passione per il buon cibo e l’arte culinaria. 

Già all’età di 13/14 anni, durante le vacanze estive, Remo, è andato a lavorare, iniziando dalla gavetta, in alcuni tipici Locali della zona, la prima volta in sala, poi sempre in cucina.
Finite le scuole dell’obbligo Remo è entrato a lavorare in un panificio vicino a Scarlino, qui ha appreso i segreti dei lieviti e della panificazione. 

Sarebbe voluto andare all’Istituto Alberghiero ma non essendocene uno vicino, il suo Babbo non fu favorevole all’idea. 
Successivamente, nel 1991, svolgendo il “servizio di leva” in Sardegna a Cagliari, venne, per pura combinazione, addetto alla cucina della Caserma

Tornato a Scarlino, nel 1993, aderisce con entusiasmo al nuovo progetto lavorativo/ristorativo che i suoi genitori vogliono mettere in atto.

Infatti, il Ristorante PizzeriaLa Vecchia Locanda” nasce praticamente nel Gennaio del 1994 quando i Maestrini (una delle Famiglie più conosciute del Paese), babbo Elio, mamma Rosanna e il figlio Remo, iniziano la ristrutturazione di un fondo, già di proprietà di nonno Quintilio, in Piazza Garibaldi, per aprire quello che anche oggi è il loro Ristorante.

Dopo impegnativi e “delicati” lavori di adeguamento, il palazzo, molto antico, è tutelato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, il 14 Luglio 1994 viene inaugurato il nuovo Locale.
Mamma Rosanna e Babbo Elio si dedicano alla Cucina e Remo inizia fare le pizze. 
Nel 1999, poi, Remo, si diplomerà anche alla Scuola Italiana Pizzaioli

Purtroppo il 1999 è anche l’anno in cui muore Elio Maestrini.

Il RistoranteLa Vecchia Locanda” ha da subito successo, con la sua ottima cucina tradizionale fatta con prodotti di qualità.

Nel 2000 Remo si sposa con Irena Koneszko.

Irena è Polacca, nata a Elk una Città, di circa 60.000 abitanti, ubicata nella Polonia nord-orientale. Le bella Città di Elk, sorge sulla sponda del Lago omonimo, e si trova inserita in un bellissimo territorio rurale, la regione (Voivodato) della Varmia-Masuria (il “Polmone Verde della Polonia”), ricchissimo di foreste e laghi (circa 2000), oltre a moltissime altre attrattive che ne fanno una famosa zona turistica. 
Fino al 1945 Elk era una Città Tedesca denominata Lyck.

Irena, appassionata di cose belle e buone, entra da subito in sintonia con la Famiglia Maestrini e prende a curare la Sala del Ristorante con la sua grande grazia e gentilezza.
Dal matrimonio con Remo nascono i loro due figli: Giulia e Samuele che oggi hanno rispettivamente 16 e 13 anni.

Negli anni 2002/2003 lo Chef Remo Maestrini decide che è arrivato il momento, dopo otto anni di esperienza sul campo, di trasformare il RistoranteLa Vecchia Locanda” da classica buona Trattoria Tradizionale Toscana in qualcosa di più. 
Ed ecco che nasce il Ristorante dei nostri giorni un Locale si legato alla qualità eccelsa dei prodotti del Territorio  e alla ricette consolidate della “cucina di famiglia” (mamma Rosanna è ancora in Cucina), rese speciali anche da una lunga serie di ottimi prodotti di produzione propria (il fratello di Remo ha un’Azienda Agricola), ma con un pizzico di fantasia culinaria in più, dono naturale di Remo Maestrini.

Il Ristorante Pizzeria La Vecchia Locanda è in stile Rustico, soffitti a travi travicelli, alcuni archi di mattoni a vista, pavimenti in cotto. 
All’ingresso sulla sinistra l’angolo Bar, poi un breve corridoio dove si affacciano i servizi e, a seguire, si apre il locale in tutta la sua calda accoglienza. 
A destra il bancone dell’Enoteca e poi l’ingresso alla Cucina, davanti una Saletta divisa da archi, in un angolo un bel caminetto
A sinistra e di fronte, attraverso due  aperture architravate, si accede alle due Salette del locale, la prima leggermente più grande. 

Dalle finestre della Saletta più piccola si gode di un panorama fantastico sulla meravigliosa campagna sottostante. 
Il tutto con tavolini ordinati e ben apparecchiati per una quarantina di coperti. 
L’arredamento e le finiture sono perfettamente in linea con il Locale.

Con la buona stagione si può mangiare fuori, sotto i grandi ombrelloni ubicati sull’altro lato della Piazzetta, praticamente sotto casa di Remo.

Il Menu offre un’ampia scelta di portate sia di Terra che di Mare
Anche la Carta delle Pizze è ricca. 
Particolari le Pizze denominate come i titolari:  Remo” e “Irena”.

La Carta dei Vini è molto selezionata, circa cinquanta Etichette tra Vini Rossi e Bianchi, prevalentemente del Territorio, con l’aggiunta di alcune Bollicine Italiane.

Importante e pregiata la selezione di circa sessanta distillati.

Ma veniamo alla degustazione che è stata accompagnata dai seguenti Vini:

- “Conte Vistarino Cépage” (Cépage = Vitigno), VSQ (Vino Spumante di Qualità), Metodo Classico, Brut, Assemblaggio di Pinot Nero, Chardonnay e Riesling Renano, 13% Vol., prodotto dall’Azienda Conte Vistarino Tenuta Rocca de’ Giorgi , il Conte Carlo Vistarino, 150 anni fa, fu il primo ad importare in Italia, direttamente dalla Borgogna, Francia, le barbatelle di Pinot Nero e impiantarle nei suoi terreni;

- “Poggio Nibbiale Vermentino 2015”, Vermentino di Toscana I.G.T., 100% Vermentino, 13,5% Vol., un Vino Biologico Certificato, prodotto dall’Azienda Agricola Poggio Nibbiale della Famiglia Buchheim;

- “Cacciagrande 2015”, Vermentino Maremma Toscana D.O.C., 100% Vermentino, 13% Vol., prodotto dall’ Azienda Vitivinicola Cacciagrande di Bruno Tuccio.

In tavola il cestino con il pane bianco Toscano e la saporita schiacciata.

Sono state servite le seguenti portate:

- Polpo (cotto a bassa temperatura con la liquirizia e poi grigliato) su crema di sedano rapa, caviale di limone, chips croccante di riso alla rapa rossa, piselli, barbabietola e aceto balsamico alla liquirizia;

- “Scomposizione d’insalata di mare tiepida a modo mio”;

- Pappa al pomodoro (tirata al forno) con tartufo nero fresco, calamaretti di penna ripieni di ricotta alla menta, chips croccante di pomodoro;

- Risotto (con riso Carnaroli della pregiata AziendaRisoAlmo”) ai piselli con polvere di pomodoro e capperi secchi, sopra crudo di gamberi e acciughe;

- Cubo di tonno al sesamo nero su pomodoro caramellato, con sopra polvere affumicata al caffè nero e salicornia;

- Cheesecake con cuore di fragole, polvere di lampone e ribes rosso, su biscotto alla nocciola, accompagnato da un sorbetto al mango, sopra un lungo e fine sigaro al cioccolato fondente.

Come digestivo non potevo esimermi di assaggiare l’Amaro, 30% Vol., di Remo Maestrini e EtichettatoLa Vecchia Locanda”. 
Un ottimo liquore dolce amaro ottenuto esclusivamente da infusioni di erbe aromatiche, accuratamente selezionate e preparate secondo antiche ricette, dal prestigioso e storico “Liquorificio Morelli e Figli” di Palaia, Pisa.

Che dire, non ho trovato nulla che non fosse assolutamente corretto, nei piatti preparati da Remo Maestrini
Gradevoli le presentazioni, molto buoni i sapori, anche quelli più particolari. 
Le materie prime usate sono di qualità e molte, provenendo dall’Azienda del Fratello, sono veramente a “km. 0”.

La signora Rosanna, la mamma, in cucina ha la passione e l’entusiasmo del primo giorno, come poteva Remo non assomigliarle!

La moglie di Remo, Irena Koneszko, è attenta e premurosa, aiutata dal figlio Samuele, è una perfetta padrona di Casa.

Al RistoranteLa Vecchia Locanda” di Scarlino, in Provincia di Grosseto, ho trovato, con piacevole sorpresa, la cucina sincera e bella dello Chef Remo Maestrini.



Scarlino (GR)

La Vista Mare

L'Antica Porta Muraria Pisana

L'Ingresso

Irena Koneszko con il Marito Remo Maestrini

L'Angolo Bar

La Saletta con gli Archi

L'Enoteca

La Saletta più Grande

La Saletta più Piccola

La Vista dalla Saletta più Piccola

Il Fuori

Polpo......

"Scomposizione d'Insalata di Mare......"

Pappa al Pomodoro......

Risotto......

Cubo di Tonno......

Cheesecake......

Irena Koneszko, Remo Maestrini, G. Dracopulos

Lo Chef Remo Maestrini e Giorgio Dracopulos